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FINALE TROFEO DELLA ROTAIA 2012

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09/06/12


L'attuale crisi discende direttamente da quella che, nel 2007-2008, ha travolto la finanza internazionale dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti. Solo i giganteschi piani di salvataggio realizzati dai governi e dalle istituzioni pubbliche hanno permesso di salvare il sistema finanziario dalla crisi di cui esso stesso era in massima parte responsabile. Stime prudenziali parlano di almeno 14.000 miliardi di dollari versati dal pubblico al settore finanziario privato. Da una prospettiva speculare, negli ultimi anni un debito enorme è stato quindi trasferito dalla finanza privata al pubblico.
Com'è nato questo gigantesco debito? (...)Da oltre un trentennio il sistema produttivo occidentale è entrato in una fase di sovrapproduzione. Questa, assieme alla possibilità delle imprese di delocalizzare la produzione verso i paesi dove sono minori i costi del lavoro, ha portato a una compressione dei salari. Questo processo ha comportato un gigantesco spostamento della ricchezza dai salari e dal lavoro verso le rendite e i profitti finanziari. In Italia, nell'ultimo ventennio dello scorso secolo, 120 miliardi di euro sono passati dai lavoratori ai profitti. In altre parole, i lavoratori e i cittadini si sono trovati progressivamente più poveri, mentre le imprese immettevano sul mercato sempre più prodotti.
Come risolvere questo paradosso? (...) La soluzione è in apparenza molto semplice: favorendo l'indebitamento delle famiglie, delle imprese e degli stati per mantenere artificialmente alti i consumi, per drogare la crescita economica. È questa la spiegazione ultima della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti. Il settore immobiliare rappresenta una parte sostanziale della ricchezza e del Pil statunitense. Occorre allora costruire e vendere sempre più case per fare aumentare il Pil, che in accordo con il dogma economico fondato sulla crescita deve aumentare continuamente. Le leggi che hanno aperto la porta ai mutui subprime davano la possibilità alle banche di erogare dei mutui anche ai clienti senza reddito, senza lavoro e senza garanzie economiche. (...)
Per riassumere, la finanza è stata il mezzo per mantenere alta la domanda di consumi, e nello stesso momento è stata un fine, garantendo tassi di profitti sempre più elevati ai grandi capitali. Le due cose sono strettamente legate: di fatto il 5% più ricco della popolazione diventa sempre più ricco e utilizza il surplus di reddito che non viene consumato per erogare prestiti al 95% della popolazione. Detta in maniera ancora più semplice, la finanza prestava ai cittadini, con i dovuti interessi, i soldi che le aveva sottratto. E quando i soldi sottratti sono diventati troppi, quando i redditi si sono polarizzati eccessivamente verso i più ricchi, il giocattolo si è rotto e la montagna di debiti è franata. Negli Stati Uniti, negli anni Settanta, l'1% più ricco della popolazione deteneva il 9% dei redditi, mentre nel 2007 la quota era salita al 23,5%, esattamente la stessa percentuale del 1928, alla vigilia della Grande Depressione. La ricchezza del 5% più ricco della popolazione è passata dal 22% del 1983 al 34% del 2007 così come è passata dal 24% del 1920 al 34% del 1928. Sembra proprio che oltre una certa soglia di disuguaglianza la società vada incontro a una crisi sistemica e a una vera e propria disgregazione per eccessiva concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi....

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